Pretty face and electric soul (1)

scritto da Leyla Khaled
Scritto Ieri • Pubblicato 3 ore fa • Revisionato 3 ore fa
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Autore del testo Leyla Khaled

Testo: Pretty face and electric soul (1)
di Leyla Khaled


"Il y a un fossè immense, entre le monde
dont on rêve
et celui dans lequel on vit"

(c'è un divario enorme tra la vita che sognamo e quella che viviamo)




Sentii un fischio sottile e prolungato.
Spalancai gli occhi oltre le spalle di Nicky.
La luna per un attimo lasciò vedere un viso pallido e bellissimo in un angolo del piccolo giardino attorno la villetta bianca circondata da un muro di cinta .
Alcuni alberi ne adombravano la vista, ma ne riconobbi la silhouette.
“Alexander...”, pensai.
Ma pensai anche:
"Non è possibile".
Ero schiacciata contro la parete della rimessa.
Stavo dandomi da fare con un tizio che asseriva di avermi cercato per alcuni anni e io non sapevo sino a qualche giorno prima chi diavolo fosse.
Chiusi gli occhi.
Poi li riaprii e lo vidi distintamente.
Era lui.
Seduto in un angolo una decina di metri più in là.
I capelli neri lucidi e ondulati gli scendevano oltre le spalle ricadendo sopra la camicia candida.
Pantaloni neri gli fasciavano le lunghe e affusolate gambe che teneva accavallate.
Le mani appoggiate sopra i braccioli, quella dannata piega sulle labbra sottili e la luce ironica che virava nella malignità nei suoi occhi azzurri come un iceberg di acqua marina.
Allontanai il tizio appoggiato a me e lo guardai dritto negli occhi..
“Nicky...”.
Era la voce di Alex.
Profonda, lenta, vellutata ...e perentoria, di chi è abituato a dare ordini.
Questi si voltò immediatamente.
“Alex...non ti ho sentito entrare…”, osservò Nicky.
“Lo so...”, e si alzò lentamente per tutto il suo metro e 85.
Lui gli andò incontro.
Si baciarono appassionatamente.
Raccattai i miei abiti sparsi sopra il prato e iniziai a vestirmi .
“Devo inviare una mail prima di mezzanotte..”, sbottò Nicky, e corse in casa senza nulla addosso.

"Mazekeen."
La voce di Alex era calma.
"Monsieur", e mi profusi in un profondo inchino .
“Dove cazzo l'hai ...trovato ?”, esclamò senza alterare il tono della voce, ma i suoi occhi azzurri erano puro furore.
Si riferiva a Nicky.
Venne verso di me.
Ogni passo lento e fluido come quello di un gatto, sembrava non toccare nemmeno il terreno.
Mi infilai la camicia , i pantaloni e gli stivaletti di camoscio neri , poi mi accomodai sopra una sedia.
Appoggiai i piedi sul tavolo incrociando le gambe.
Afferrai la bottiglia di birra e le diedi una lunga sorsata .
“Mi ha trovato lui.
Sono 3 anni che mi cerca.......dice”.
Sorrisi ironica mentre guardavo verso un punto lontano.
La birra terminò troppo in fretta.
“Tu...sei la famosa tipa che vedeva su quella spiaggia e che poi non aveva più rivisto.…”, osservò tra il sorpreso e il contrariato.
"In persona ".
“Come... ti ha trovato?”.
“Per puro caso te lo assicuro ..io me ne andavo per i fatti miei e quasi gli ho sbattuto contro...
Da allora non fa altro che starmi appresso.”
“Mandalo via, sparisci”, mi disse perentorio.
“E per quale motivo?”, lasciai cadere le gambe e mi protesi leggermente in avanti, mentre appoggiai le braccia sui braccioli, le incrociai allacciando le dita delle mani.
Alex si alzò fece qualche passo verso di me, si chinò e avvicinò il viso a qualche cm da me.
“Perchè è MIO”.
“Tuo?”, presi una sigaretta e me la misi in bocca, “Dice che sono la donna della sua vita.…”, sorrisi ironica.
“Non essere ridicola"le sue braccia erano ora conserte sul petto, "....ha 20 anni e tu ufficialmente ne hai almeno 35...”.
“Ma me li porto bene...non trovi?", lasciai scoccare l’accendino e una fiamma arancione era davanti al mio viso, "Tu ufficialmente ne hai 30….”, diedi fuoco al tabacco,
Comunque pare non gli importi....”, cominciavo ad annoiarmi.
“A me si”.
Mi alzai in piedi e lo guardai dritto negli occhi.
“L'essere rinato per una volta come fratello di un re, non parliamo poi di un imperatore, anche se fallito, ti ha fatto credere che tutto ti è dovuto…".
Irritata gli diedi una leggera spinta com la mano che lo costrinse a sedersi sopra una panca di legno a 4,5 m più in là.
Feci qualche passo verso di lui.
“Sono passati 400 anni, mio bellissimo angelo decaduto e ...azzoppato....e nel tuo bel paese c'è stata una rivoluzione e due guerre....il tuo impero è crollato miseramente più di mille anni fa, travolto da orde di barbari stanchi di fare gli schiavi …....e conti meno di uno degli operai che di giorno stanno riasfaltando la strada davanti a questa casa...”
Mi chinai e raccolsi un piccolo sasso dalle sfumature azzurre che era accanto a uno dei miei piedi.
“Hai ancora bisogno di un taxi per spostarti o hai recuperato la tua aluccia?”, gli chiesi alzando lo sguardo .
Senza un'ala Alex ovviamente non riusciva più a volare, poteva solo come un ragno scalare muri e pareti.
Alexander non rispose.
“E' incredibile", continuai," come io, un demone, sia la ...buona .... e tu un angelo....il cattivo della situazione....".
Lasciai ricadere a terra il sassolino mentre mi rimettevo in piedi.
“Sei solo un depravato Alexander...esattamente come lo era la tua interpretazione migliore , Philippe d'Orleans, fratello di Luigi XIV.
L'imperatore Valentiniano III era solo un pupazzo inutile in mano a una donna che chiamavi ...madre...”.



La canzone “Confessions” di Lila Rose usciva dalla finestra spalancata della casa di fronte.
“E tu…..”, continuai “…..Saresti quello di cui mi ha tanto parlato...sino a venirmi a noia...” domandai ironica ad Alexander.
Mi accomodai di nuovo al tavolo.
La suola di uno stivale contro il bordo.
“Quello che gli ha fatto conoscere le gioie del sesso...”, pensai ad alta voce, “Divertente….mi vengono i brividi a pensare a cosa gli hai insegnato...pederasta incallito...”.
Mi scappò una risata.
“Tutto quello che sa è grazie a me”.
“Il manuale che gli hai regalato ha per metà le pagine bianche....", lo fissai negli occhi,
"...Non sa un cazzo di donne...è infarcito di idee idiote, altrimenti non si sarebbe preso una cotta per me...”.
Una voluta di fumo mi uscì dalla bocca.
Cerchi concentrici danzarano verso il cielo.
“Sei un maestro a mezzo servizio”, conclusi con una punta di disprezzo, “E mi sei anche venuto a noia….”
Lanciai lontano il mozzicone unendo pollice e medio e lasciandoli scoccare come un arco, mentre mi alzavo.
Nicky uscì prima che Alexander potesse replicare.
“Sembra che voi due vi conoscete”, disse sedendosi accanto a me.
“Da lontano.....molto lontano...”, risposi.
“Alex, questa è...”, ma non ebbe il tempo di completare la frase.
“So chi è”, esclamò come se le parole fossero aguzze come spuntoni.
Inclinò leggermente la testa da un lato come faceva di solito quando era contrariato.
“Ho intenzione di andarmi a fare una doccia", disse, "Vieni con me Nicky?”
“Ok”, e questi saltò a terra.
Mi diede un bacio e poi seguì Alexander.





Qualche giorno prima......



Avevo la testa immersa in una rivista mentre percorrevo il viale che costeggiava la spiaggia.
Il caldo dell'inferno non è così piacevole come quello che ti trasmette la sabbia in un pomeriggio assolato, mentre il mare scintilla.
Sentii all'improvviso un urto che mi fece sobbalzare.
Sollevai la testa e vidi un tipo che stranamente non mi era sconosciuto, ma non sapevo nemmeno chi fosse.
“Hey!”, esclamò.
“Scusa...”.
“Ok, ok lascia perdere...”
Continuava a fissarmi.
Non ci badai più di tanto.
Di svitati ne è pieno il mondo.
Ripresi a camminare.
Mi volto un attimo e incontro lo sguardo del tipo.
Sollevo le spalle e lascio perdere.
Ho altro per la testa.
I giorni successivi me lo ritrovo ancora tra i piedi in spiaggia.
La sensazione provata dopo il primo incontro comincia a prendere forma e capisco chi era il tipo.
Era venuto in quello stesso luogo anni prima, ma allora doveva averne avuto 14, 15....ora sembrava sulla ventina.
Sembrava un avvoltoio appollaiato sopra un ramo .
Mi sentivo osservata, spiata.
Sino a quando nel tardo pomeriggio mentre stavo per andarmene chiesi esplicitamente al tizio che voleva.
Sembrava imbarazzato.
“Nulla...è solo che ti cerco da molto....”.
“Cerchi me?”, domandai incredula.
“Si...”.
“E per quale motivo?”.
“Per conoscerti....”.
“Ok, Mazekeen, Maze per gli amici, piacere.”
“Nicholas”
“Stammi bene Nicholas...”
Stavo per andarmene quando mi trattenne per un braccio.
“Vuoi...uscire con me stasera?”
Scoppiai in una risata.
“Si magari mano nella mano”.
“Se ti va ...solo per parlare...”
“Grazie mille per non avermi chiesto altro...”.
Anche se c'è da ridere , sono un demone con una certa morale.
Mi guardò come se non avesse capito la battuta.
“No, grazie.
Cercatene un'altra”.
Ma la storia non sarebbe finita lì, e alla fine anche se non era nei miei progetti , decisi che un'anima del genere non poteva andare perduta o lasciata ad altri.
La mia morale è molto labile, e ci vuole poco a farla cadere a terra e spezzarsi come un prezioso cristallo.


“Non sei stata abbastanza convincente ...o non hai voluto....”.
Alex si drizzò per tutta la sua altezza.
“Dovevi essere spettacolare al tempo...”, non riuscivo a staccare gli occhi da lui,”..ti ho visto solo in alcuni dipinti, e la pelle della mia schiena sembrava scossa da onde elettriche”
“Lo ero, te lo assicuro,”, rispose senza alcun vanto ma solo la consapevolezza dell'effetto che aveva sulle persone.
“Sei capace di tagliare in due qualcuno solo con uno sguardo.... una qualità che pensavo di vedere solo guardandomi allo specchio, ma che ho ritrovato in te...”
La pelle d'alabastro di Alex sembrava brillare alla luce della luna.
Lasciai scorrere un dito sopra la sua guancia.
“Un angelo con ali affilate come un rasoio...e ostile alla parola 'compassione'...”, aggiunsi.
“Una sola ala, come mi hai gentilmente ricordato...",mi afferrò il polso stringendolo,"Tu invece sei affascinata dalla compassione..", mi lasciò il braccio, "...strano per un demone...”
“Sono un demone fuori dagli schemi....come lo sei tu...”, gli sorrisi smaterializzando il braccio per liberarmi, “siamo finiti nel club sbagliato....”
“E' possibile...”, osservò quasi annoiato.
“Per quale motivo dovresti essere interessata a quel tipo Maze?”, mi chiese.
“Per il solito motivo vecchio come il mondo...”
“La sua anima....”, finì la mia frase abbassando via, via la voce man mano che finiva la frase.
“E tu?”, gli chiesi
Lui non disse nulla e lasciò vagare lo sguardo lontano.
Lo scrutai.
Non credevo a quello che vedevo.
“Sei...innamorato...”.
Risi rumorosamente.
"Forse….".

Parigi
Basilica di Saint Denis


Io e Alexander eravano appollaiati sul sottile cornicione delle finestre a mosaico dai vivaci colori.
Alex aveva perso una delle sue ali, ma non la capacità di scalare i muri .
Erano le 2 di notte.
“Il luogo è originale ma non mi sembra l'ideale per una serata tranquilla...”
Mi accesi una sigaretta.
“Esattamente 300 anni fa, la notte tra il 30 agosto e il primo settembre, moriva mio fratello...”, mi rispose.
Non sembrava triste.
“Quale dei tanti?”, girai la testa verso di lui mandando in aria una voluta di fumo.
“Luigi XIV.”
“Hai pianto?”
"Difficile...ero già morto da 14 anni...", girò leggermente la testa, mi lanciò uno dei suoi sguardi ironici e scoppiò a ridere.
Poi:
“Sono rimasto nella sua ombra tutta la vita...
La mia educazione, ha fatto si che io non mi sia mai sentito nè un uomo nè una donna , ma un qualcosa di indefinito e aggrovigliato per l'intera esistenza.
Una specie di castrato in merletti, che da subito doveva capire che lui sarebbe stato il re...il padrone assoluto..."
La parole "re" e "padrone", parevano un boccone amaro che non scende mai in gola.
Il suo sguardo vagava lontano.
“Hai avuto decine di vite ma sembra che tu ricordi solo quelle che ti hanno oppresso...”, osservai.
“E' più facile ricordare il dolore che i momenti di felicità.
La felicità non lascia segni, ti scorre addosso come l'acqua che leviga la pietra...."
Si alzò in piedi e guardò verso la città, distesa sotto di noi.
"Quando la tristezza, la frustrazione, la rabbia, il rancore ti accompagnano per quasi 50 anni e non ti danno tregua per un solo istante, è come se ti entrassero sotto la pelle per sempre.....", abbassò la testa e mi guardò, "Ti entrano sotto la pelle per sempre...”.
Ritornò a sedersi accanto a me.
Una folata d'aria gli scompigliò i lunghi capelli corvini .
“Ho sempre invidiato quello che sei Mazekeen....padrona di una vita ...una sola vita...solo tua...”.
“La mia vita non mi appartiene, esattamente come a te Alexander...non siamo altro che burattini in mano ad altri...”
Guardai la brace della sigaretta.
Insieme osservammo le luci della città in fermento in un'altra sera di fine estate.
“Nessuno avrebbe mai immaginato che Parigi sarebbe stata quella che è ora....”, Alex sembrava intimorito e affascinato allo stesso tempo.
“Era tutto così...buio allora...le strade, le piazze....”.
“Si chiama luce elettrica.”, precisai ridendo,“Ma tu preferiresti fosse rimasta come allora....”
“Non lo so....forse...era sporca , mal illuminata...ma era casa mia...l'unico posto che sentivo come se lo fosse...l'unico luogo che mi ricorda te...”.
Lo guardai.
"Ci siamo incontrati solo due volte qui in duemila anni....ma per me Parigi è Mazekeen..."
Mi guardò anche lui.
Rimanemmo in silenzio per alcuni minuti.
“Che hai fatto dopo essere stato...Philippe?”.
“Ho vagato...vagato...vagato..nei panni di nessuno...”.
“Da allora nessuno di famoso?”
Mi guardò sorpresa.
“Ora sono Alexander Farkas, l'attore”.
“E chi sarebbe?”, chiesi mentre masticavo una gomma.
Lui si mise a ridere.
“Non sai chi è Alexander Farkas?”.
“Non ho la tv mi spiace...preferisco le gite notturne,”, e feci un gesto con la mano a mezz'aria come per scacciare una cosa fastidiosa, "inoltre è popolata da idioti che fanno a gara a chi strilla più forte..."
“Sono l'attore più promettente degli ultimi anni...”
“Auguri mon amie”
Sputai nel vuoto il chewin gum.
"Nessuno ti ha mai insegnato l'educazione?", osservò riferendosi al mio gesto.
"No....direi di no....", risposi concentrata.
Riguardo la tua professione...", aggiunsi, "Mi è capitato di rado di vedere una storia interessante al cinema....e ancor meno attori capaci...”
“Allora vai a vedermi...”
“Forse lo farò...o forse no...."
Mi alzai in piedi e prima di aver fatto un passo nel vuoto :
"Ci sentiamo.."
Da terra lo vidi sorridermi e pronunciare un:
"Stronza".


Guardavo fuori dalla finestra.
La pioggia si gettava sopra i vetri spinta dal vento.
Le luci della città apparivano soffuse attraverso la condensa della superficie.
Un tocco di autunno in anticipo era piombato su Parigi.
Pensai a un passato lontano.... troppo lontano per ritenere fosse esistito.
Ma era lì che avevo visto di nuovo Alex dopo secoli.
In una notte come questa.
Il suo corpo magnifico fasciato solo in un paio di pantaloni neri giaceva a terra lucido di una pioggia battente che faceva brillare anche i suoi capelli color inchiostro sparsi attorno alla testa.
Mi persi tra questi pensieri fissando l'orizzonte grigio.


Ravenna 449 d.C

Stavo osservando Alex dormire.
Il lenzuolo di fine tessuto gli copriva solo i fianchi.
Il busto, le gambe lunghe e muscolose sembravano scolpite nel marmo..
Una di quelle statue che ornavano i fori, le piazze della Roma all'apice della sua potenza.
Lì , più a nord , stava andando tutto in rovina.
L'impero, o quello che ne rimaneva, era assediato da ogni parte da popoli invasori, decisi a prendersi tutto, che fosse oro, oggetti o persone.
I riccioli corvini ricadevano sul guanciale.
Accanto a lui doveva esserci qualcuno.
Vidi una sagoma.
Doveva avere più o meno 17 anni quella ragazza bionda dalla pelle bianca come il latte.
Probabilmente una delle schiave.
"Alex....".
Sussurrai
Lo vidi spalancare gli occhi .
Un raggio di sole entrava da una fessura nelle cortine alle finestre e gli trafiggeva una spalla.
"Alex....", ripetei con un filo di voce.
Scattò seduto.
Gli occhi girarono indagando l'intera stanza.
Per la terza volta:
"Alex....".
"Chi sei?!", domandò.
Era spaventato, ma più che altro irritato.
Probabilmente non ricordava nemmeno da quanto tempo non sentiva pronunciare il suo nome...il suo vero nome.
Lentamente uscii dall'ombra materializzandomi davanti a lui.
"Maze....", Alex era incredulo.
Si alzò in piedi e il lenzuolo cadde a terra.
"Che..ci fai qui?."
Non dissi nulla e feci due passi verso di lui.
La ragazza si svegliò.
"Che succede?"
"Niente, vattene.", esclamò senza neanche guardarla.
"Ma...", cercò di ribattere
"Vattene!", ordinò Alex.
Questa raccolse da terra la tunica e sparì velocemente.
Sapeva cosa sarebbe successo se non avesse obbedito immediatamente.
Feci di nuovo la mia comparsa dopo essermi dissolta per qualche istante.
"Sempre cortese...", gli lanciai un indumento che era a terra..
"Che cosa vuoi?", scandì ogni singola parola.
Non si aspettava di vedermi e intuiva il motivo per cui ero lì.
"Voglio sapere che cazzo mi stai combinando...".
Allungai il collo verso di lui masticando ogni singola sillaba con rabbia.
Eravamo l'uno di fronte all'altro.
Prese con movimenti lenti una coppa di metallo sul tavolo accanto e la riempì di vino.
"Hai una vaga idea di cosa sta capitando al tuo impero di cartapesta?".
Feci un gesto con il braccio alzato a mezz'aria per indicare il mondo fuori dalla stanza.
Lui alzò le spalle.
"Comincia a muovere il culo o verrai schiacciato come una cimice che per sbaglio si è ritrovata in un recinto di bufali....", gli afferrai il viso con la mano, le dita premevano sulle guance, .."mio bell' imperatore...".
Lui tirò indietro la testa infastidito, per liberarsi dalla mia stretta.
Gli tolsi la coppa dalla mano.
Alex iniziò a rivestirsi.
"Non ho alleati...", si infilò la tunica, "non ho truppe...", passò ai calzari, "...solo una madre e una sorella petulanti che tramano alle mie spalle..", infine i bracciali d'oro ai polsi.
Mi guardò.
"E' abbastanza come giustificazione?", sorrise sarcastico.
Si sistemò la piega della tunica.
"E' abbastanza per darti dell'imbecille...a te e al tuo fottuto orgoglio".
Feci all'improvviso un passo e colpii Alex con un manrovescio in pieno viso.
Un sottile rivolo di sangue gli scese lungo il mento, ma non fece una piega.
Un ghigno maligno gli attraverso il viso.
E quel suo sguardo che inceneriva chiunque si posò sopra di me.
"E' l'ultima cosa che mi è rimasta".
Si riferiva all'orgoglio.
Per una decina di secondi parve che il mondo si fosse fermato.
Non un battito d'ali, un respiro, poi...
Alex sferrò un pugno sulla superfice del tavolo di massiccio marmo bianco con striature violacee provocandone una profonda crepa.
Il ripiano dopo qualche secondo collassò su sè stesso e i due blocchi si accasciarono sul pavimento a mosaico.
Rimase immobile, le nocche sanguinanti.
Mi guardava.
Le vene del collo erano in evidenza.
Le pupille due spilli.
"Ho sbagliato una volta Maze...una sola volta ....".
Alzai il braccio con il palmo verso l'alto e il tavolo ritornò perfettamente integro.
"Sei autorizzato a mandare al massacro un intero esercito, non a macellare qualcuno con le tue mani".
Chiusi il pugno e un' esplosione di frammenti di marmo si sparse per la camera.
Alex voltò la testa e si schermò il viso con un braccio.
"Hai sbagliato una volta di troppo mio bel imperatore del nulla".


"Ora toglierai di mezzo quegli inutili esseri che ti sei ritrovato come madre e come sorella e farai tutto quello che ti diranno i tuoi generali".
Gli allungai un mantello blù notte.
"Vuoi dire che devo....farle fuori?, domandò con finta curiosità.
Con molta calma risposi:
"Fanne quel cazzo ti pare, squartale, murale vive, mandale in esilio, ma liberatene".
"Ti ricordo che questo è un mondo già morto e io tra 6 anni sarò sotto terra", mi fece osservare.
Con rabbia si avvolse il mantello attorno le spalle.
"Non me ne frega un cazzo nemmeno se tu dovessi campare in questi panni altri 2000 anni.. ".
Ero furiosa.
"Farai ciò che ti ho detto, perchè qualcun'altro ha deciso che le cose devono andare così.
Mi hai capito?".
Il pavimento fu percorso da scariche elettriche.
"E se non volessi?", mi lanciò un'occhiata di sfida.
"Non arriveresti nemmeno a domani", risposi calma, "Per cui conservati quei 6 anni che ti rimangono per combinare qualcosa di buono."
Stavo voltandomi e andarmene quando mi afferrò un polso.
"Fammi diventare come te".
"Sai benissimo che i nostri ruoli non sono intercambiabili"gli risposi, sottraendomi alla sua presa.
"Se mi dai una mano si".
Scossi la testa e risi.
"Dio non ha nessuna intenzione di ...licenziarti...", gli accarezzai una guancia, "...gli piace guardarti arrancare per la terra...immortale e vulnerabile.
Alla mercè di chiunque"
Sorrisi con cattiveria
"E devo ammettere che neanche a me dispiace troppo...".
Mi colpì la mano perchè la togliessi.
"Sei in un limbo.
Immortale, ma non puoi decidere nè della tua vita...nè della tua morte...
Esattamente come qualcuno che non aveva scelto di morire o vivere ...".
Feci apparire ad Alex l'immagine di Kendeas , il giovane schiavo greco morto per mano sua.
Spalancò gli occhi e appoggiò la mano alla sedia accanto per sostenersi.,


L'imperatore Valentiniano III morì nel 455 per mano dei suoi soldati.
L'impero d'occidente sul quale governava dall'età di 9 anni, assediato da più parti dalle popolazioni barbariche , sarebbe definitivamente finito 21 anni dopo , nel 476 quando fu deposto l'ultimo imperatore d'occidente, Romolo Augusto.
Il nostro prossimo incontro sarebbe stato più o meno mille anni dopo.

Parigi, 1666


Philippe percorreva a lunghe falcate gli interminabili corridoi della reggia.
L'eco dei tacchi risuonava contro le pareti accanto le quali erano schierate guardie con divise azzurro e oro.
Ad ogni passo i lunghi capelli ondeggiavano, le vesti di damasco d'oro frusciavano.
Gli occhi azzurri, fissi davanti a sè, racchiudevano la consapevolezza di avere potere di vita e di morte su chiunque nel paese ...tranne su quel fratello, più vecchio di lui di soli 2 anni che era Luigi XIV, il re Sole.
Noti erano i suoi travestimenti da donna alle feste o semplicemente per noia.
La madre aveva iniziato a vestirlo da bambina a pochi anni per fargli capire che non era lui quello destinato a regnare.
Questo non aveva tolto in lui la passione per le armi e la guerra.
Disinvolto vestito da donna, lo era ancora di più abbigliato da soldato, sempre davanti a tutti in ogni battaglia.
La gloria e gli onori sarebbero stati tutti per Luigi.
Lui sarebbe sempre stato un ombra nascosta dal sole.
Frustrato, era cresciuto viziato.
Molto intelligente, ma consapevole che sarebbe sempre stato il secondo, avevi scatti d'ira furibondi, che sfociavano nella pura violenza.
La frustrazione l'aveva reso rancoroso verso il mondo.
E soprattutto verso un fratello che aveva reso la sua vita simile a quella di un astro attorno al quale ognuno doveva ruotare, come i pianeti attorno al sole.
Capace di incredibili slanci di passione, poteva essere freddo e indifferente verso chi non gli andava a genio o lo aveva ferito.
Una sorta di amore-odio lo legava al fratello, del quale ammirava la grandiosità di cui si circondava, ma ne detestava l'autorità assoluta, e per uno strano gioco perverso ne cercava comunque l'approvazione.


Lo trovai in lacrime, inginocchiato nella cappella reale.
I singhiozzi erano sommessi.
Gli arrivai alle spalle scivolando leggera sul pavimento .
Tutto era nella penombra tranne una zona illuminata da uno strano gioco di luci che entrava da una delle finestrelle a oblò su cui erano raffigurate scene dell'antico testamento.
Il rosso, il blù, il giallo si intersecavano, si sovrapponevano.
"Che stai facendo?".
La mia voce lo fece sussultare.
Poi fu di nuovo il silenzio assoluto per alcuni minuti.
Alex si alzò e si voltò .
"Maze..."
"Che diavolo stai facendo Alex?", chiesi di nuovo senza nessuna inflessione nella voce.
Il suo viso sembrava plasmato nella cera.
L'incarnato già pallido , pareva risplendere sotto il trucco che usava all'epoca .
Allungai una mano e con un dito strofinai la guancia per far sparire il neo disegnato.
Con la manica della giacca tolsi il rossetto dalle sue labbra.
"Fai di tutto per sembrare una puttana...", dissi con disprezzo , "Anche se sei l'essere più incredibilmente magnifico e...virile che ho mai visto....".
"Sono una puttana", rispose Alex.
"Sei un soldato....uno dei migliori .....".
"Sono quello che mio fratello vuole che io sia".
"Per questo ti sbatti tutto quello che si muove?".
"Non c'è molto da fare qui dentro".
"Soprattutto dopo che ti hanno portato via la bambola con cui giocavi...", cominciai a percorrere il perimetro della cappella senza togliere lo sguardo da Alex.
Sotto al mantello di velluto nero indossava pantaloni color rubino seminascosti da stivali neri di pelle lunghi oltre al ginocchio e una camicia bianca con merletti.
"Mi pare si chiami tradimento da queste parti....", continuai.
Mi riferivo al suo ultimo amante, Filippo di Lorena, chiamato Le Chevalier, arrestato e poi mandato in esilio per aver preso parte a una congiura.
Alex si rizzò in piedi.
"Non lo devi nemmeno nominare".
"Intendi quel manichino truccato come una baldracca che non ha un granello di sale in testa viste le pessime amicizie che si è scelto?".
Alzò le sopracciglia con disappunto.
"Non centrava nulla...", ribattè Alex.
"Allora è ancora più idiota di quello che credevo...un inutile idiota".
"Che-cosa-vuoi-Maze?", mi domando spazientito.
"Volevo vedere come te la passavi mio bel angelo con un'ala soltanto....".
"Te la sei presa comoda...", si sedette sopra una sedia e sollevò le lunghe gambe per appoggiare i piedi sul panchetto da preghiera,
"Quanti sono?
Mille anni?".
"Più o meno", risposi, "1218"
"Bel numero".
Incrociò le bracci sul petto.
"A parte la gentilezza della visita, che altro vuoi?
Ricordarmi quanto ti diverti a vedermi arrancare fra mille vite?", allargò le braccia mentre mi guardava.
"Nulla", risposi.

Alex scoppiò in una fragorosa risata.
Poi scese il silenzio e ci studiammo a vicenda.
"Comunque qualche volta ti ho pensato Maze..."
"Pessimi pensieri immagino....", osservai .
"Talvolta....".
Milioni di granelli di polvere fluttuavano sospesi nella luce dei raggi solari colorati,.
"Credo tra non molto mi spunterà una lacrima di commozione...", mi fermai dietro a lui e appoggiai le mani sopra le sue spalle.
"Sei capace di commuoverti?
I demoni ne sono capaci ?", mi chiese.
Poi si alzò in piedi e si girò verso di me.
"Forza , spiegami come fate?
Lacrime di fuoco cadono a terra e bucano il terreno come lava scivolata fuori da un vulcano?"
Sorrise sarcastico.
"Una parte di noi muore.
Per sempre".
Ero seria.
Andai davanti all'altare e iniziai a giocherellare con la fiamma delle candele.
"Ho saputo della tua vittoria sul campo di Cassel".
"Ah....", disse distrattamente alzando leggermente il mento.
"I tuoi soldati ti ammirano...".
"Ma non il mio caro fratello.
Per lui sono solo un'ombra che minaccia di nascondere la sua luce abbagliante..."
Alzò un piede e l'appoggiò sopra una sedia e il gomito sopra il ginocchio.
"A parte le cazzate sul volermi solo rivedere, dimmi qual'è il vero motivo".
Sollevai leggermente la mano dalla fiamma.
"Non far più tornare a corte quell'idiota", dissi secca.
"A un patto", mi rispose subito.
"Quale?", girai la testa verso di lui.
"Solo se rimarrai qui con me sino a che non avrò esalato l'ultimo respiro".
Voltai anche il resto del corpo.
"Dovrei rimanere in questo giardino zoologico dove il tempo si impiega per imbellettarsi,spettegolare e guardare il re mangiare, svegliarsi, andare a letto e pisciare?"
Tu vivrai per almeno altri 30 anni", osservai.
"35", puntualizzò.
"Bel numero", ripetei quello che aveva detto Alex.
"Adesso capisci perchè lo rivoglio con me?", afferrò il panchetto e lo scaravento contro la parete, "E' l'unico che capisce come mi sento!".
"E' un aprofittatore!"
"Non me ne fraga un cazzo Maze!", anche la sedia volò per tutta la lunghezza della stanza frantumandosi contro il muro.
L'atmosfera rimase sospesa e noi immobili in mezzo alla cappella.
"Non ho mai visto un groviglio di luce e oscurità come quello che c'è in te....", iniziai lentamente a girargli intorno fermandosi ad ogni passo, mentre lo osservavo per ogni cm del suo corpo.
"Sai esssere sempre davanti a tutti per rischiare la vita sul campo di battaglia e poi ti aggiri per questo baraccone vestito da donna...
Sembri una farfalla di cristallo piena di grazia , ma sei capace di pestare con lo stesso furore del più crudele degli assassini....
Sai essere la gentilezza in persona ma non esiti a piantare un coltello in un occhio per un commento a sproposito sul tuo modo di vivere...."
Rimasi ferma davanti a lui.
"Mi fai venire i brividi Alex".
Raddrizzò le spalle allungandosi per tutta la sua altezza.
Sembrava imponente anche se non era massiccio, ma magro e muscoloso.
"Sono la seconda persona più potente del paese, e nessuno ha il diritto di dire la sua su come vivo, come mi vesto, chi mi scopo...nemmeno mio fratello per quanto si creda in diritto di farlo".
"Monsieur...", dissi e accennai ad un inchino mentre scomparivo.


Le Chevalier tornò a Versailles dal suo esilio a Roma qualche settimana dopo.
Il giorno stesso del suo ritorno Alex trovò un biglietto in una delle giacche di damasco che indossava, scritto con una calligrafia sinuosa e chiara.
"Monsieur Le rimando ciò che aveva perduto e con tanto ardore cercato.
Ci rivedremo ancora ....quando il mondo sarà talmente cambiato che forse ...tutto sarà possibile.
M."
Dopo aver letto, Alex guardò lontano, verso l'orizzonte, oltre i giardini di Saint Cloud.
Il sole stava tramontando.
Accostò il biglietto alla fiamma di una candela mentre una voce famigliare gli sussurrava all'orecchio:
"Chi ti ha scritto?".
Lui girò leggermente la testa per guardarlo.
"Qualcuno che ti ha permesso di tornare....".
Lasciò cadere il biglietto ormai in fiamme e afferrò le Chevalier per dargli un bacio.

Parigi 2017

Gironzolavo per gli Champs Elysee.
Non capivo come mai la gente avesse sempre fretta.
Forse perchè non aveva a disposizione tutto il tempo di cui disponevo io.
L'eternità.
Raggiunsi Place de la Concorde.
Ero sovrapensiero.
Mi fermai accanto alla fontana.
Poco più in là l'obelisco era nascosto da un enorme cartellone pubblicitario.
Nove persone, 5 uomini e 4 donne, vestiti in abiti seicenteschi , alcuni in piedi altri seduti o sdraiati posavano davanti all'obbiettivo.
La penultima figura a destra era Alex.
Lo sguardo altero, insolente.
Era perfetto.
Così come la figura centrale, l'unico biondo del cast era esattamente come avevo immaginato fosse Le Chevalier.
Un arrogante faccia di bronzo, munita di riccioluti lunghi capelli biondi e baffetti chiari.
Sopra a tutto, parole che anticipavano quella nuova produzione televisiva.
"La corte è ritornata nel 21esimo secolo.
Sesso, sangue, morte e veleni a Versailles"
Accanto a questa specie di quadro di dimensioni ciclopiche un maxischermo che mostrava a rotazione scene della serie, i dietro le quinte, le interviste.
E per sottofondo una canzone che andava molto in quel periodo, che pareva scritta apposta :
"Emperor's new clothes" dei Panic! At the disco.

Mortal kings are ruling castles
Welcome to my world of fun
Liars settle into sockets
Flip the switch and watch them run.
(Sovrani mortali comandano nei loro castelli
Benvenuto nel mio mondo di divertimento
Bugiardi si nascondono in cavità
Colpiscili con la frusta e guardali correre)

E Alex volteggiava nei saloni abbigliato da donna, per poi nelle scene successive percuotere qualcuno che era poco rispettoso nei suoi confronti.
Era tutto fasullo ovviamente, ma lo sguardo carico di odio che faceva tremare l'aria
era lo stesso che aveva visto cadere sotto le sue mani qualcuno molti secoli prima.


I'm taking back the crown
I'm all dressed up and naked
I see what's mine and take it
Finders keepers, losers weepers
Oh, yeah
The crown
So close I can taste it
I see what's mine and take it
Finders keepers, losers weepers
Oh, yeah
( Mi sto riprendendo la corona
Sono vestito a festa e nudo
Vedo ciò che è mio e lo prendo
Chi trova, chi tiene, chi perde, chi piange
Oh sì
La corona...
Così vicino che posso sentirne il sapore
Vedo ciò che è mio e lo prendo
Chi trova, chi tiene, chi perde, chi piange
Oh si)

Il ritornello faceva da sottofondo a una scena di carica in campo nemico.
Alex galoppava armato di tutto punto, la spada alzata sopra un cavallo nero mentre attorno i cannoni sparavano e la polvere alzata dai cavalli al galoppo rendeva la scena fumosa.
Rimasi affascinata a fissare il maxischermo per pò.



Io e Alex camminavamo lungo la Senna.
La gente come noi non aveva bisogno di telefoni per dirsi ciò che voleva.
Sentii il pomeriggio prima la sua mente entrare nella mia.
Come un rivolo di fumo che penetra da una fessura.
E io avevo sentito un brivido lungo la schiena...e l'avevo lasciato entrare.
"Ho voglia di vederti....".
Non c'era musica , ma era come ascoltare una melodia che proviena da una stanza lontana in un palazzo di 100 stanze.
"Ok, dove?", risposi mentalmente.
"Place de la Concorde...alle 16:00".

E ora eravamo lì.
Lui strinse leggermente gli occhi, scosse quasi impercetibilmente la testa.
"Ti ho visto a Place de la Concorde"
Non capiva .
Poi d'un tratto rise perchè ne afferrò il senso.
"Aahh il maxischermo.
Stanno battendo a tappeto tutta la città.
Siamo ovunque...tv, giornali, internet...
Comincio a provare disgusto quando mi guardo la mattina allo specchio...".
"Sei notevole....sul serio...e ...", presi una sigaretta dalla tasca e me la misi in bocca, poi feci scattare l'accendino, continuando a guardarlo.
"Quella canzone che fa da sottofondo alle immagini....", avvicinai la fiamma al tabacco.
"Emperor's new clothes...", lui sorrise.
Alcune ciocche di capelli si sollevarono attorno alla sua testa come le serpi di Medusa e gli occhi trasparenti brillarono.
"I' m much more than royal....", ne citai una frase.
"Oh, yeah...the crown.
So close I can taste it.I see what's mine and take it...", Alex ripetè un ritornello.
Il sorriso gli sparì dal viso lasciando posto al rimpianto...poi alla rabbia.
Le labbra erano serrate e gli occhi una fessura mentre guardava lontano davanti a sè.
"Quando arrivi a sentire il sapore del potere difficilmente lo scordi...."
Si riferiva ai giorni in cui Luigi XIV colpito dal vaiolo sembrava dovesse morire.
"Ma in questo 21esimo secolo tu sei un re....".
Alex mi guardò come se gli avessi posto un indovinello.
"Gli attori sono i re, gli imperatori, di questo secolo sconclusionato....hanno un potere sconfinato..."
Lui rise rumorosamente.
"Re e regine di carta.
Smontato questo baraccone, tolti gli abiti di scena , ritorni ad essere Mister Nessuno e fai i conti con te stesso".
"La gente che vi segue ovunque non la pensa così..."
Un 'espressione di disgusto gli attraversò per un attimo il viso:
"Mentecatti....
Vivono attraverso la vita degli altri, senza averne una loro....
Trascurano gli affetti veri per provare passioni di plastica che li porteranno a una solitudine sconfinata...."
Il fumo della sigaretta mi uscì dalla bocca.
"Non dirglielo o i tuoi fans potrebbero abbandonarti....", osservai.
Alex si fermò e osservò la superficie dell'acqua.
C'erano ragazzi che si allenavano in canoa, uccelli adagiati sul pelo dell'acqua.
"Io sono di passaggio....una costante nella vita della gente... che non dura mai troppo a lungo...", mi prese la sigaretta e ne tirò una lunga boccata.
"Comunque grazie", si voltò a guardarmi.
"Per cosa?", non capivo a a che si riferiva.
"Le Chevalier......Per avermelo riportato a casa...".
Erano passati più di tre secoli.
Un lasso di tempo normale perchè Alex ti ringraziasse.
"Era l'unico che riusciva a capirti....".
Un lieve sorriso gli percorse le labbra mentre continuava a fissare la Senna.

Camminando ci ritrovammo tra Les Bouquinistes, la lunga fila di bancarelle che costeggiavano la Senna e vendevano libri, cartoline, souvenirs.
Mi fermai a dare un'occhiata a vecchi volumi.
Uno attirò la mia attenzione:
"Vita alla corte di Luigi XIV"
Lo presi in mano e lo mostrai ad Alex che era qualche metro più avanti.
"Oddio no.." , rise sollevando il viso verso il cielo.
"E' incredibile quante sono le idiozie che questa gente mette nelle loro serie tv...nei loro libri...".
Si fermò a comprare un gelato.
Ne offrì uno anche a me.
"La bruttezza non viene nemmeno considerata".
Una goccia di gelato al cacao cadde a terra.
"Ho visto gente devastata dal vaiolo, visi di donne e uomini più simili a maschere tragiche, ho ancora sotto il naso la puzza devastante della sporcizia che copriva ogni cosa, fosse nelle strade o dentro un palazzo decorato d'oro...dentro un letto con lenzuola di seta....e per loro Versailles era un luogo popolato da personaggi più simili a dei che ad esseri umani , nel quale aleggiava un perenne profumo di cipria e gelsomino".
"E ...Le Chevalier?
Quel bel tipo biondo con una faccia da pigliare a schiaffi che lo interpreta?", gli domandai.
"Ci marcia cazzo...", scoppiò a ridere, "...eccome se ci marcia.....ti assicuro che nelle nostre scene d’amore c'è poco di finzione...", si sciacquò le mani ad una fontanella.
"Ma mi piace....è capace di portare un pò di leggerezza nella mia vita...".
Leggermente chino , mentre si sfregava una mano contro l'altra sotto il getto ghiacciato, girò la testa per guardarmi.
"Ti va domani di venirmi a trovare sul set?", mi domandò,"Vorrei presentarti una persona".
Strinsi leggermente gli occhi, diffidente, ma allo stesso tempo incuriosita.
"La mia fidanzata".
"Puoi ripetere per favore?", mi avvicinai ad Alex.
"La-mia-fidanzata", scandì ogni parola .
"E...Nicky?"
"Lui è fuori da tutto questo...".
"Come fai a dire che è fuori....."
"Maze....."
"Vuoi dirmi che cosa è per te?
E piantala con le cazzate...non è un passatempo ...."
Ci guardammo attentamente.
Alzai leggermente la mano a mezz'aria.
L'intera città si era fermò completamente.
Tutto immobile, come se ogni cosa, persona, animale fosse stato trasformato in una statua di sale.
Il silenzio assoluto si era inghiottito qualsiasi cosa.
Lo guardai attentamente nel profondo di quegli occhi azzurri come l'oceano.
Ed ebbi una visione.
Un ragazzo con una tunica.
Rideva, parlava...e poi disteso sopra un altare di marmo coperto di sangue.
"Kendeas....."
Il cielo si fece di piombo.
Un lampo squarciò l'orizzonte.
"L'ho ritrovato Maze...dopo quasi 2000 anni....".
"Non è lui...Kendeas è morto ", risposi dura.
"Per me è come se fosse lui....".
Voltò la testa, ma gli presi il mento per costringermi a guardarmii
Vidi le lacrime scendere.
"Ma perchè torturarti così?".
"Voglio rimediare...devo farlo....".
"Non dire idiozie.
Non lo riporterai in vita".
"Ma potrò continuare a convivere con me stesso".

Arrivai sul set verso le 8.
Alex mi aveva fornito un pass.
Ne avevo sorriso rigirandomelo tra le dita .
"Dimentichi che posso rendermi invisibile?"
"Ti voglio nella tua interezza demone bastardo", e mi aveva infilato un braccio intorno al collo.
Eravano scoppiati a ridere e avevo pensato che per un astruso motivo Alex non mi portasse rancore.
Nemmeno io sapevo con certezza cosa ci fosse tra noi due.
Qualcosa simile all'attrazione verso qualcuno che vorresti schiacciare col tuo piede, ma che avresti messo a repentaglio la tua esistenza per salvarlo.
Eravamo due combattenti, e non riuscivamo a stare per molto tempo senza scannarci, o senza rivederci.
Ci mancavamo tanto quanto ci odiavamo, ma non potevamo esistere l'uno senza l'altro.
Mi ero dissolta per sgusciare via e poi dopo essermi materializzata di nuovo l'avevo afferrato per la vita, appoggiando il mio corpo e la testa alla sua schiena.
Chiusi gli occhi.
"Mi manca questo poter comparire e scomparire..."osservò malinconico.
"Mi sei mancato...", sussurai.
"Anche tu.....per questo ti voglio in carne ed ossa...".
"Ricordi quando nel nostro ultimo incontro mi chiedesti cosa succede quando un demone si commuove?".
Esitò un attimo, poi:
"...si....una parte di voi muore...".
"Succede anche quando scopriamo di amare qualcuno...."
Mi prese una mano.
Lo potevo vedere sorridere.
"I demoni non amano...".
"Allora chiamala passione o come ti pare...".
"E....a te è successo?".
Il suo corpo emanava calore.
"Si....una volta sola".
Sentii che la sua stretta si faceva più forte.
"Non farlo Maze....non porterebbe a niente di buono....".
"Si , lo so...ma ormai è troppo tardi...una parte di me è già volata via...".
Si voltò verso di me.
Mi prese il viso tra le mani.
Stava per baciarmi.
"Allontanati....per favore", gli dissi.
Mi guardò con aria interrogativa.
"Per il tuo maledetto dio....allontanati".
Fece un passo indietro lasciando cadere le braccia lungo il corpo.
"Sei una debolezza che non posso permettermi, per quanto mi farei annientare pur di cedervi…
Posso solo amarti da lontano….".
"Maze...".
Battei un piede a terra rabbiosa.
Il rumore del tacco sull'asfalto si confuse con il rombo di un tuono non troppo lontano.
Una crepa su cemento si frappose fra noi due.
Voltò la testa in direzione del boato.
“Diventerei come te.”.
“Un uccello azzoppato?”, chiese con disprezzo.
“Già….non possiamo mescolarci…..”.
“Mescolarci…...le razze non si mescolano…..”.
Si lisciò la manica della vestaglia di damasco che indossava.
“Potremo farci compagnia….”.
“Vagando per il mondo e reincarnandoci in mortali che non scegliamo noi?”.
“Saresti stæ?a una magnifica Maria Antonietta….”, sorrise sarcastico.
“Ottimo esempio per convincermi….”
Sparii dalla sua vista.

La scena che si stava girando prevedeva che Alex (Philippe) e l'attore che impersonava Le Chevalier , un tale Noah Wilder , si risvegliassero nello stesso letto a Saint Cloud, dove si era rifugiato Philippe alla fine della prima serie.
Lì, lo aveva raggiunto Le Chevalier dopo aver trascorso qualche anno in esilio.
Mi feci largo tra la gente, operatori, truccatori, regista, sceneggiatori, qualche curioso.
I due si scambiavano qualche moina poi si alzavano e raggiungevano completamente nudi la grande porta finestra che dava sul parco.
La scena successiva prevedeva i due , che indossando vestaglie di broccato seduti al di fuori della camera, su comode poltrone , parlavano del loro futuro.
Le Chevalier ad un certo punto si alzava, guardava l'orizzonte poi si avvicinava ad Alex , si inginocchiava e lo baciava.
"Ok , stop! Questa è buona.
Potete andare a pigliarvi qualcosa, facciamo una pausa".
Alex che mi aveva notato con la coda dell'occhio, si diresse verso di me.
"Ho bisogno di un caffè, è dalle 6 che sto qui dentro".
Mi prese sotto braccio e uscimmo fuori dove il sole aveva finalmente fatto capolino.
"Sei molto imponente vestito così...", gli feci notare.
"E' molto scomodo, per quanto questo abbigliamento non mi sia nuovo...", lanciò lontano le pantofole che indossava sulla scena.
"Avrà tante complicazioni, ma questo secolo è decisamente e infinitamente più funzionale .....".
Un'assistente lo raggiunse per porgergli un paio di scarpe da tennis.
Ci fermammo, Alex le infilò, e io lo guardai tra il divertito e il pensieroso.
"Che c'è?", mi chiese.
"Tuo fratello si rivolterebbe nella tomba se ti vedesse.....".
Mi riferivo a Luigi XIV che aveva fatto dell'etichetta una ragione di vita.
"Farebbe di peggio te lo assicurò...", poi mi accompagnò all'angolo dove avevano allestito una specie di piccolo bar .
Mi porse un bicchiere di caffè caldo e iniziammo a passeggiare lungo il grande viale.
"Credo tu abbia ragione Alex...."
"A che proposito?"
"Il tipo ci marcia...", addentai leggermente il bordo del bicchiere di plastica e gli lanciai un'occhiata.
"E' innamorato......", sorrise.
"E' cotto".
Lui rispose alla mia occhiata
"Ma....la tua fidanzata?", mi informai
"Arriverà verso mezzogiorno".
"Com'è?", schiacciai il bicchiere e lo lanciai in un cestino 10 m più in là.
"Simpatica, divertente, sempre allegra e molto comprensiva.
Si chiama Tony.Diminutivo di Tonya".
"Mi stai parlando di un cane o di un idiota?"
Alex mi guardò con finta aria offesa.
"E di Nicky....sa?"
"Non così comprensiva..."
"Ahhh ...", dissi alzando leggermente la testa, "....immaginavo....".
Ci fermammo ad osservare La Grande Cascata, un'imponente fontana a gradoni sui quali si gettavano tante cascatelle, mentre mostri marini sputavano dalle loro fauci potenti getti d'acqua.
Qualche attimo dopo una voce ci raggiunse.
"Alex!".
Era Noah Wilder.
L'attore che impersonava Le Chevalier, l'amante di Philippe/Alex.
Lo guardammo arrivare verso di noi a lunghi passi.
"Hey!", fece Alex, alzando un braccio.
Noah mi guardò con un'espressione poco amichevole.
"Maze questo è Noah...Noah questa è Mazekeen...un'amica di vecchissima data..."
"Hai un nome veramente singolare.....", osservò mentre mi scrutava.
La gelosia gli si leggeva in faccia.
"Tranquillo, non te lo rubo...", accesi una sigaretta e poi senza lasciarlo ribattere,
"In famiglia abbiamo una passione per i nomi...singolari...
Mio fratello si chiama Asmodeo e mia sorella Lilith...".
I miei occhi brillarono come fanali nella notte.
Alex mi diede un colpetto con il gomito mentre si sfregava le labbra con un dito per evitare di scoppiare a ridere.
L'altro rimase in silenzio a fissarmi per una decina di secondi, poi Alex cercò di distoglierne l'attenzione.
"Avevi bisogno di qualcosa?", gli chiese.
Questi fu come se si fosse svegliato da un sogno.
"Ah si , ricordati dell'Orangerie....c'è tempo solo sino alle 12".
"Già....ok ci vediamo tra una mezz'ora".
L'altro se ne andò senza neanche salutare.
"Non credo che abbia solo la faccia da stronzo.....", dissi guardandomi la punta degli stivali.
"Non è una cattiva persona...sa essere di buona compagnia..."
"Immagino fosse la maniera di ricordarti un appuntamento.....", alzai lo sguardo verso di lui,"una scopata in piena regola..."
Scoppiò a ridere.
"Direi di si...".
"E io che ci faccio sino a mezzogiorno?", gli chiesi
"Vai a farti un giro", rispose.
"Come desidera Monsieur...".





Pretty face and electric soul (1) testo di Leyla Khaled
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